writings

Per una nuova coscienza musicale in Italia

“...un popolo intellettualmente insignificante e alquanto smarrito.
Essi hanno una religione in cui non credono, hanno un papa e dei governanti e se ne ridono.
Hanno uno splendido passato che non tengono in nessun conto.
Non c’è perciò da meravigliarsi, quindi, se non riescono a godere
delle cose dell’arte, se tutto quello che è bello è loro indifferente.”

Roma, 7 dicembre 1830
Lettera alla famiglia
Felix Mendelssohn-Bartholdy(1)

Questo scriveva Mendelssohn nel 1830, a proposito della vita musicale italiana di allora. Tutti noi vorremmo poter dire che oggi quelle aspre critiche sono ormai anacronistiche, ma…ne siamo sicuri?
In questi giorni si parla tanto (giustamente) dei tagli al FUS, ai Conservatori, alle Università. Ma il problema di fondo della crisi del sistema musicale italiano è, a mio parere, la sempre maggior separazione tra vita concertistica e formazione culturale. Basti pensare che in Italia (a differenza di molti altri Paesi occidentali) la maggior parte dei concertisti non possono insegnare nei conservatori (se non, al limite, come supplenti temporanei) a causa di un sistema di reclutamento basato principalmente sui titoli di servizio, anziché sui meriti artistici. L’ultimo concorso a cattedre per esami per i Conservatori fu bandito nel lontano 1990. Anche nelle scuole elementari, medie e superiori l’insegnamento della musica ha una presenza minima. Per non parlare della televisione, in cui la musica classica è pressoché relegata a qualche rarissima apparizione notturna ed al canale a pagamento “Sky Classica”. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente nella vita musicale del nostro Paese: diventa sempre più difficile riempire una sala con un concerto di musica da camera (tranne che per quei pochissimi artisti che vantano una consolidata fama mediatico-televisiva); e solo una minima parte degli studenti (e dei docenti) dei Conservatori frequentano regolarmente i concerti. Anche le vendite di CD di musica classica sono in forte calo, mentre sul fronte del download digitale le cose non vanno tanto meglio.
Come migliorare la situazione? Lo stesso Mendelssohn ci può venire in aiuto. Quando fondò il Conservatorio di Lipsia (ora Hochschule für Musik und Theater) pensò di integrarlo con l’orchestra del Gewandhaus, così da agevolare un proficuo scambio reciproco tra formazione e produzione musicale: i migliori strumentisti dell’orchestra insegnavano al Conservatorio, oltre ad altri docenti invitati da Mendelssohn (tra cui Robert e Clara Schumann, Moscheles, Ferdinand David). Gli studenti frequentavano regolarmente i concerti, per poi eventualmente essere assunti nell’orchestra.
Sarebbe utile considerare questo tipo di integrazioni anche oggi in Italia, altrimenti corriamo il rischio, già preconizzato da Mendelssohn, di una graduale estinzione del pubblico e della perdita di consapevolezza del nostro patrimonio artistico e musicale.

(1) F. Mendelssohn: “Lettere dall’Italia”, a cura di Raoul Meloncelli. Fògola, Torino, 1983.


««back