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Intervista a Roberto Prosseda Di Enzo Fantin
Di Enzo Fantin, luglio 2006

Ci parli della Sua formazione musicale e del Suo interesse compositivo confermato anche dai due CD mendelssohniani (Decca 2005 e 2006) con inediti pianistici che presentano un profilo più articolato del musicista di origine ebraica.
La mia formazione musicale ha beneficiato dell'apporto di molti artisti, anche molto diversi fra loro. Ho iniziato con Annamaria Martinelli, che mi ha seguito fino al diploma di Conservatorio, prendendo al contempo lezioni anche da Sergio Cafaro: un grande musicista. Dopo il diploma (1994) sono entrato all'Accademia di Imola, e lì ho incontrato Lazar Berman, Alexander Lonquich, Boris Petrushansky e Franco Scala. Successivamente, tra il 1998 e il 2000, ho frequentato i corsi dell'International Piano Foundation di Cadenabbia (Lago di Como), studiando con Dmitri Bashkirov, Leon Fleisher, William Grant Naborè, Karl Ulrich Schabel, Fou Ts'Ong. Ho quindi conosciuto approcci pianistici molto diversi, e proprio questo mi ha aiutato a trovare una mia strada personale verso l'interpretazione musicale. In generale, sono sempre stato spinto a ricercare vie nuove, sia nell'interpretazione dei classici che nell'individuazione di aree di repertorio ancora poco esplorate. Così mi sono dapprima dedicato ad alcuni autori italiani del Novecento, come Petrassi e Dallapiccola, dei quali alcuni anni fa ho inciso tutte le musiche per pianoforte, rispettivamente per Fonè e Naxos. Mi sono poi reso conto di come anche il repertorio pianistico classico e romantico riservi ancor oggi molte sorprese, date dall'elevata quantità di partiture inedite di grandi compositori. Così è nato il mio interesse per Mendelssohn, la cui musica è a tutt'oggi in buona parte sconosciuta. I miei due recenti CD Decca sono interamente dedicati a musiche di Felix Mendelssohn mai incise prima. "Mendelssohn Discoveries" (Decca 476 3038) comprende alcuni ignoti Lied ohne Worte, le trascrizioni originali dello Scherzo, Notturno e Marcia Nuziale dal "Sogno di una notte di mezza estate" ed un'inedita Fantasia del 1823 della durata di 25 minuti, costruita secondo una modernissima concezione ciclica che si snoda attorno all'inusuale dualismo tonale do minore - re maggiore. Il recentissimo "Mendelssohn Rarities" (Decca 476 5277) include, invece, ben quattro sonate inedite, tutte in tre movimenti, composte da Felix Mendelssohn nel 1820. Ma ascoltando queste musiche nessuno potrebbe pensare che l'autore era un bambino di soli undici anni

Se dovesse confrontare la personalità creativa aurorale del musicista del “Sogno” con quella mozartiana o schubertiana, altrettanto se non più spiccate, come lo farebbe?
Certamente la musica di Mendelssohn presenta vari elementi in comune con gli esempi mozartiani e schubertiani: esiste una sorta di geniale naturalezza che forse non si riscontra in nessun altro autore al di fuori di questi tre. Il giovane Mendelssohn, inoltre, risulta molto vicino a Mozart anche nella strumentazione e nello svolgimento formale, privilegiando, però il Mozart più cupo ed operistico (come nella Fantasia di cui sopra o nella Sonata in mi minore del 1820). Anche la musica di Schubert costituì certamente un esempio influente per il Mendelssohn fanciullo, cosa evidente nelle tinte nostalgiche e nelle transizioni armoniche della Sonata in fa minore (1820).

Accanto alla figura di interprete della letteratura pianistica, Lei ha anche avvalorato un Suo profilo saggistico-critico con il riconoscimento internazionale del T.I.M. (Torneo Internazionale di Musica) di Roma. E’ una vocazione maturata fin dagli inizi o si è imposta solo recentemente?
L'abitudine di mettere per iscritto alcune mie riflessioni sulla musica e sulle mie esperienze artistiche è nata spontaneamente, soprattutto per una mia esigenza personale di scandagliare e capire anche gli aspetti teoretici dell'approccio interpretativo, è si è intensificata in occasione della redazione della mia tesi di laurea, dedicata alle opere pianistiche di Petrassi, Dallapiccola e Aldo Clementi (vincitrice del Concorso di Musicologia “Silvestro Sasso”).  Partecipai al T.I.M. un po' per gioco, inviando una recensione del CD del mio amico e collega Maurizio Baglini, e sono stato molto contento di quel premio. Tuttavia ho presto smesso di scrivere recensioni discografiche, avendo anch'io iniziato ad incidere CD. La mia attuale attività musicologica riguarda soprattutto la preparazione dell'edizione critica delle quattro sonate inedite di Mendelssohn, che sarà pubblicata dall'editore americano Dover nel prossimo anno. Qualche volta, specie durante i lunghi viaggi in treno o aereo, occupo il tempo scrivendo dei piccoli articoli, alcuni dei quali sono pubblicati nel mio sito www.robertoprosseda.com. Tra le mie attività musicali “extra concertistiche” rientra anche il mio impegno come direttore artistico dei Concerti d’Inverno al Teatro di Latina (insieme a Fabrizio von Arx) e dei concerti estivi a Sperlonga, Fondi e Lenola, nell’ambito del Fesival Pontino - Campus Internazionale di Musica.

L’interesse per il pianismo contemporaneo del ‘900 italiano (Petrassi, Dallapiccola) avrà un seguito che comprenda tutta la generazione dell’80 o anche l’opera trascendentale di Busoni?
Attualmente il mio interesse per la musica del ‘900 si è indirizzato soprattutto verso il periodo più recente. Oltre all'incisione delle integrali pianistiche di Petrassi e Dallapiccola, ho eseguito tutte le opere pianistiche di Aldo Clementi, che ho in parte inciso nel 2003 in un cd antologico pubblicato da Velut Luna dedicato a musiche di autori contemporanei italiani. Ultimamente ho presentato in concerto musiche di Niccolò Castiglioni (nel 2005 ho avuto l’onore di eseguire la prima assoluta della “Fantasia Concertata” con l’orchestra di Santa Cecilia alla Biennale di Venezia), Alessandro Solbiati, Ivan Fedele, Luca Lombardi, Paolo Castaldi, Nicola Sani. Busoni è comunque un compositore che mi interessa molto: l’anno scorso ho suonato la Fantasia Indiana con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, e spero che presto possa avere modo di affrontare anche la sua produzione per pianoforte solo.

Il mondo concertistico italiano ed europeo presenta occasioni di approfondimento e di ricerca che promuova un nuovo tipo di “recital” che fuoriesca dai soliti rituali e dai programmi ormai spesso obsoleti?
Certo: nel concepire i programmi dei miei concerti cerco sempre di sottolineare le connessioni reciproche tra musiche di stili e periodi diversi, come nei retical che io definisco "comparativi", poichè alternano in maniera a volte anche molto serrata e spiazzante autori apparentemente molto distanti, eppure sorprendentemente accomunati da svariati elementi: come, ad esempio, Bach-Petrassi-Dallapiccola, Chopin-Pärt-Ligeti. In questo contesto rientra la mia recente idea di riprendere alcuni frammenti inediti di Felix Mendelssohn perchè siano completati o utilizzati come base per nuove composizioni pianistiche. Vari compositori hanno accolto questo mio invito (Campogrande, Castaldi, Clementi, De Pablo, Solbiati, Taglietti) e stanno scrivendo nuove composizioni a partire da questi frammenti, che presenterò (alternate con musiche inedite originali di Mendelssohn) nei miei futuri recital al Gewandhaus di Lipsia, alla Filarmonica di Berlino, alla Wigmore Hall, alla Carnegie Hall, a Toronto, Filadelfia, Shanghai e in varie altre città.

Quali sono i Suoi programmi futuri anche legati al camerismo e al concertismo con orchestra?
Il più importante impegno con orchestra riguarda la tournée che terrò nel febbraio 2007 con i Berliner Symphoniker diretti da Lior Shambadal. Presenterò il concerto inedito in mi minore per pianoforte e orchestra di Felix Mendelssohn, completato dal compositore israeliano Joseph Bardanashwili. La prima esecuzione sarà alla Filarmonica di Berlino l'11 febbraio e poi saremo in Italia a Milano (15/2), Latina (17/2) e Napoli (17/2). In questa tournée suonerò anche il doppio concerto per pianoforte, violino e orchestra di Mendelssohn con il violinista Fabrizio von Arx nella versione (recentemente riscoperta) con fiati e timpani. Sul versante cameristico, terrò vari recital con Fabrizio von Arx, in duo pianistico con mia moglie, Alessandra Ammara, e con vari altri strumentisti, tra cui Rocco Filippini, Richard Stoltzmann, Alessandro Carbonare, Luca Ranieri.

L’attività concorsuale presenta ancora opportunità qualitative di crescita musicale o si conferma spesso come un premio all’atletismo meramente esecutivo?
I concorsi costituiscono certamente uno stimolo importante per un giovane musicista. Tuttavia, può essere rischioso finalizzare lo studio alla vittoria di un concorso, poichè spesso ciò comporta una tendenza ad eliminare gli spunti più originali e creativi dell'interpretazione. Il successo di un concorso è legato alla qualità dei vincitori, che spesso dipende dalla lungimiranza della giuria: solo le personalità veramente interessanti e originali troveranno facilmente una collocazione significativa nel panorama concertistico.

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