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Il lato segreto di Mendelssohn
A distanza di un anno esce per la DECCA un altro cd del pianista Roberto Prosseda, a prosecuzione del progetto “Mendelssohn Discoveries”. Nel doppio ruolo di studioso e interprete, Prosseda torna a proporre nuove pagine mendelssohniane dimenticate, che riportano l’attenzione su un compositore alla cui genialità non è forse stata attribuita la necessaria considerazione. I primi tentativi di recupero dell’opera di Mendelssohn risalgono agli anni sessanta, quando si cominciò ad esaminare e pubblicare alcuni suoi inediti. Mancava ancora, però, la conoscenza di alcune delle opere più importanti del primo periodo, che finalmente oggi, grazie al lavoro minuzioso di un giovane musicista, sono state restituite alla storia. Nato in un periodo estremamente ricco di figure importanti – Schumann, Chopin, Liszt – Mendelssohn risulta forse meno ambizioso rispetto ai suoi contemporanei, e per questo probabilmente più in ombra. La successiva febbre wagneriana e, dunque, il dispregio della sua musica e della sua persona, nonché l’aspra critica dei simbolisti e degli espressionisti, che giudicavano fredde e inibite le sue composizioni, hanno certamente nociuto alla sua popolarità. Alla luce di queste nuove scoperte si torna nuovamente a recuperare quel giudizio distorto e a ritrovare l’innegabile genio che traspare dalla musica di Mendelssohn. Di particolare interesse in questo secondo cd sono le quattro sonate inedite – che compaiono insieme a tre studi e due fughe – composte nel 1820, all’età di soli undici anni, e già piene di una tale maturità e un tale temperamento romantico da destare incredulità. In queste composizioni le tracce di Mozart sono tanto evidenti almeno quanto quelle di Bach nelle fughe (in particolare nella fuga del 1827 costruita su un frammento della passione secondo Matteo, di lì a poco riportata all’attenzione del pubblico), eppure il giovanissimo Mendelssohn riesce già ad individuare una propria peculiare poetica. Con intellettualità e spiccata sensibilità Roberto Prosseda è riuscito magistralmente a penetrare le pieghe più recondite del pensiero musicale mendelssohniano, confermando la sua straordinarietà d’interprete e di musicista senza confini. Da tempo paladino della musica contemporanea, ha eseguito “prime assolute” di molti importanti compositori dei nostri giorni. Ora il suo eclettismo lo ha portato a eseguire in prima assoluta musiche di un passato non esattamente prossimo. E con la stessa cura, eleganza e consapevolezza filologica ha affrontato da grande artista un pezzo di storia rimasto nascosto, confermando, peraltro, il suo talento e virtuosismo pianistico.

La sua scoperta di questi inediti pianistici ha reso un grande servigio alla musicologia e a tutto il mondo della musica. Come si è imbattuto in questa emozionante scoperta e come vive questo doppio ruolo di interprete e di pioniere?
Da alcuni anni sono affascinato dalla possibilità di scoprire musiche inedite di grandi compositori. Questa mia passione è nata nel 1998, quando, dovendo incidere l'integrale pianistica di Petrassi, mi misi alla ricerca di una sua Egloga, di cui si erano perse le tracce. Allora, pur non avendo poi trovato questo brano (tuttora irreperibile), mi resi conto di come sia possibile ancor oggi imbattersi in manoscritti di autori famosi scorrendo i cataloghi di molte biblioteche, sia in Italia che all'estero. Così nel 2000, ad esempio, ho trovato a Vienna una Sonata di Antonio Salieri, l'unico suo brano per pianoforte solo, di cui ho pubblicato un'edizione critica per Boccaccini e Spada. Quando poi, attraverso un articolo sulle fonti mendelssohniane, apparso su una rivista americana di musicologia, ho appreso dell'esistenza di vari inediti di questo grande compositore, mi sono subito messo in cerca, e con grande sorpresa sono venuto a conoscenza dell'enorme quantità delle sue musiche inedite che tuttora attende una riscoperta. Tuttavia mi considero più un interprete che un pioniere, e la mia passione per gli inediti è sempre funzionale alla ricerca interpretativa nei confronti di un determinato autore o periodo storico. Nel caso di Mendelssohn, ho constatato come la qualità degli inediti fosse così alta da meritare senza dubbio una pubblicazione discografica, e così hanno avuto origine i miei due cd DECCA dedicati interamente a brani pianistici di Mendelssohn mai incisi prima.

Brahms poneva una sorta di censura su le sue composizioni che riteneva non all’altezza di essere pubblicate. E’ pensabile che, in qualche misura, sia accaduto lo stesso con Mendelssohn; che egli stesso, cioè, abbia ritenuto “non pubblicabili” le opere che sono venute oggi alla luce? In caso contrario, cosa le avrebbe tenute oscurate fino a questo momento?
Lo escluderei. Mendelssohn, a differenza di altri compositori (come Brahms, appunto) non diede grande importanza alla pubblicazione delle sue opere, tanto che nel 1845 dichiarò a Schumann che solo un quinto della sua produzione era stata pubblicata! Ed infatti molte delle sue musiche attualmente edite (tra cui anche la Sinfonia Italiana) furono pubblicate postume, tra il 1850 e il 1878, e raccolte nella cosiddetta "Edizione Completa" della Breitkopf, che però evidentemente completa non era. Per Mendelssohn, in effetti, la pubblicazione non era un passaggio indispensabile per una sua composizione, anche perché, in virtù della sua agiatezza economica, il suo rapporto con gli editori non era legato ad esigenze di guadagno.

Da un punto di vista musicologico, quanto aggiungono queste composizioni all’immagine artistica di Mendelssohn? E quanto invece confermano o smentiscono?
Le composizioni raccolte nei due CD risalgono in gran parte al periodo giovanile, dal 1820 al 1826, e consentono quindi di conoscere meglio la impressionante precocità di Mendelssohn, che, a parere di Goethe, a 12 anni era già un compositore completo, e certamente più maturo di quanto non lo fosse Mozart alla stessa età. Io aggiungerei che il Mendelssohn adolescente aveva anche una dose di coraggio e una voglia di sperimentare soluzioni stilistiche e musicali nuove e moderne che in seguito avrebbe perso, forse per non incorrere nel rischio di essere criticato dai più conservatori. La Fantasia di 25 minuti presente in "Mendelssohn Discoveries" è esemplare in tal senso: mai Mendelssohn avrebbe più scritto una composizione pianistica altrettanto insolita per struttura formale, libertà drammaturgica e schemi tonali (inizia in do minore e termina in re maggiore, toccando moltissime tonalità lontane secondo un progetto estremamente logico ed organico). Le quattro Sonate inedite incluse in "Mendelssohn Rarities” dimostrano inoltre come Mendelssohn conoscesse bene le sonate di Haydn, Mozart, Beethoven e Clementi, e come già a 11 anni fosse in grado di ripensare e citare gli esempi sonatistici dei suoi illustri predecessori senza mai perdere la propria già chiara individualità poetica.

È nota a tutti la sua attenzione e dedizione alla musica contemporanea. Con questa opera di “riabilitazione” di Mendelssohn ha però dimostrato di essere un musicista a tutto tondo, con un occhio volto al passato e uno al presente. In entrambi i casi propone delle novità. In che relazione puoi porre il “nuovo” Mendelssohn con la musica contemporanea?
Ai suoi tempi, Mendelssohn era un compositore certamente d'avanguardia, nel senso che, come accennavo prima, sperimentò soluzioni stilistiche e strumentali ardite e fortemente innovative, smentendo così il luogo comune che lo dipinge come un autore conservatore e privo di guizzi di particolare originalità. Ho quindi pensato di chiedere ad alcuni compositori contemporanei di completare alcuni dei numerosi frammenti inediti di Mendelssohn. Alcuni hanno ricostruito i frammenti secondo lo stile mendelssohniano, mentre altri hanno preferito pensare ad una composizione in linguaggio moderno, sulla base dei frammenti di Mendelssohn. Ho già eseguito a New York la Sonata Felix, una sonata incompiuta per violino e pianoforte ricostruita da Alessandro Solbiati. Il prossimo 15 settembre presenterò la Sonata in sol maggiore per pianoforte del 1840, completata da Gabrio Taglietti, al Gewandhaus di Lipsia, e un nuovo brano di Aldo Clementi, sempre basato su frammenti mendelssohniani, in occasione del mio recital all'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, nel prossimo dicembre. A Toronto, il 23 gennaio, sarà invece la volta di Corale e Remix di Nicola Campogrande, su un corale inedito di Mendelssohn.

Perché la scelta di un pianoforte Borgato L282 per eseguire Mendelssohn?
Ho scelto il pianoforte costruito artigianalmente da Luigi Borgato per entrambi i cd, poiché la sua particolare ricchezza timbrica, data anche dalla presenza di quattro corde nella metà superiore della cordiera, si adegua a mio parere perfettamente con la poetica del pianismo mendelssohniano, ricco d’incanto, leggerezza, brillantezza e complessità polifonica. La possibilità di usare il quarto e il quinto pedale del Borgato per controllare separatamente gli smorzi del registro grave e di quello acuto mi ha inoltre consentito di gestire al meglio alcuni passaggi in cui è richiesta una estrema chiarezza di articolazione nei bassi unitamente ad una levigatezza timbrica degli acuti, o viceversa.

Porterà il suo cd in giro in Europa. Quali sono le tappe previste?
Oltre alle date già menzionate, vorrei ricordare i concerti al Mendelssohn Festival di Cracovia (15 maggio), al Ravenna Festival (30 giugno), al Cantiere Internazionale di Montepulciano (12 luglio), al Festival pontino in trio con Richard Stoltzman e Rocco Filippini (22 luglio), e poi il 28 settembre alla Kammerphilharmonie di Berlino, il 22 ottobre a Filadelfia, il 29 ottobre alla Barattelli de L'Aquila, e successivamente il debutto alla Wigmore Hall di Londra e alla Carnegie Hall di New York. Nel Febbraio 2007 presenterò in prima mondiale il concerto inedito in mi minore di Mendelssohn per pianoforte e orchestra alla Philharmonie di Berlino con i Berliner Symphoniker.

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