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Suono - Wed, December , 2007
CD Review: Chopin - Decca

Roberto Prosseda – giovane mente aperta e mano pronta – appare nel ruolo ideale di partecipe scrutatore dell’intimo del grande compositore...oggi un pianista come Prosseda offre il dono sonoro di una tastiera luminosa, che respira...

Sedici pagine: sette notturni, due valzer, due preludi, due studi, una ballata, due mazurche; Roberto Prosseda ha riunito in un’ora abbondante di altissima musica – a Frédéric Chopin non s’è tuttora tributato il pieno riconoscimento dei meriti, ancora da valorizzare, e chissà se arriverà a farlo compiutamente – la vena più profonda e intimamente inquieta, ma qua e là fiammeggiante, del Genio polacco che in Francia ha vissuto il dramma, soffrendolo fino allo spasimo, di un’esistenza amara e aspra, confortato solo dal ricordo nostalgico di beni lontani, chissà quanto idealizzati. Roberto Prosseda – giovane mente aperta e mano pronta – appare nel ruolo ideale di partecipe scrutatore dell’intimo del grande compositore che fu sublime interprete del suo tempo; non è il solo, ma la compagnia è sparuta e sceltissima: occorre una tecnica (e qui s’è tentati di gratificare il termine, inflazionato, con l’iniziale T maiuscola) di particolare conio per cogliere l’aura armonica che il Polacco evoca con ineguagliabile pregnanza; una tecnica che permetta di calibrare le vibrazioni quando il dito avrà dosato il suggerimento della modestissima indicazione grafica; infatti, l’aura armonica eleva alle sfere superne il dono divino della melodia, che Chopin ha avuto come pochi, e Prosseda mostra la sensibilità di coltivare responsabilmente il parametro armonico, per raggiungere quindi la vera fisionomia timbrica della frase, dell’episodio, della pagina. L’attuale tecnologia permette una dosatura degli effetti un tempo impossibile: oggi un pianista come Prosseda offre il dono sonoro di una tastiera luminosa, che respira. 


Umberto Padroni

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