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Corriere della Sera - Tue, December , 2007
Concert Review: Il tesoro ritrovato di Mendelssohn

Una sorta di bello addormentato nel cassetto, destato infine da ben due principi, anziché uno. Il pianista Roberto Prosseda (orgoglio e vanto dei suoi concittadini pontini) al quale è dovuta la scoperta e l’interpretazione del reperto.

Sara' stata la passione romantica a mobilitare tanta gente al concerto diretto da Marc Albrecht al Parco della Musica per la stagione di Santa Cecilia. Solista Roberto Prosseda, un pianista in ascesa che ha conquistato il pubblico con la rivelazione di un tesoro segreto – niente di meno il terzo concerto in mi minore per pianoforte e orchestra di Mendelssohn – abbozzato e abbandonato incompiuto dall’autore.
Una sorta di bello addormentato nel cassetto, destato infine da ben due principi, anziché uno. Il pianista Roberto Prosseda (orgoglio e vanto dei suoi concittadini pontini) al quale è dovuta la scoperta e l’interpretazione del reperto. E Marcello Bufalini che, a parte l talento, ha osato indossare i panni del grande Felix per interpretarne il pensiero. Già…perché in effetti di questo si è trattato.
A partire dalle prime sedici battute del Concerto, completamente orchestrate, il manoscritto si avvaleva della sola scrittura pianistica, dapprima completata e dettagliata, quindi appena annotata fino al Finale: …il finale lasciato da Mendelssohn non più che a “frammenti di idee”. Cosa mai si può dire di un finale scritto (ed eseguito “nello stile di…” anziché dallo stesso autore, Mendelssohn beninteso. Che è tutta una menzogna? Però gradita e lungamente applaudita dal pubblico, fino ad ottenere da Prosseda – il pianista dal tocco leggiadro – l’ineffabile bis, una “Romanza senza parole” di Mendelssohn da poco riscoperta.


Mya Tannenbaum

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