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Concert Review: recital in Mlano, 3/3/2008
È un poeta biondo e ispirato che regala alla platea e ai suoi 33 anni l'aspirazione all'assoluto. Lo ricordiamo al Micheli e alle prese con l'impervia montagna del Gradus ad Parnassum. Lo ritroviamo sotto l'ala di Hans Fazzari (Serate Musicali) che lo invita spesso forse per consonanza. Ovviamente c'è una questione generazionale che fa di Fazzari una specie di controfigura dell'adorato Cerkassky, come lui "unexpected" e istintivo. Laddove Roberto Prosseda è segnato dall'oggettività nella quale i giovani di oggi ingabbiano ogni rischio di estemporaneità. Pianista di livello, il nostro è impeccabile per tecnica e raffinato per scelte. Che adesso cadono su Mendelssohn e Chopin. Prosseda, che coglie un parallelismo tra i due, intende dimostrarlo alternando pagine del poeta della tastiera Frédéric e del sinonimo di romanticismo felice Felix. Del quale vengono eseguiti alcuni dei Lieder ohne Worte. Effettivamente la distanza ravvicinata mostra molte similitudini armoniche e formali.
Tuttavia c'è un abisso. Mendelssohn non si riscatta dalla rassicurante cornice biedermeier. Chopin è struggimento, lirismo, passione, tormento. Culla i nostri affanni e li esalta. Prosseda affronta entrambi con pianismo dinamico, ricco di contrasti sonori e mutevolezze agogiche. Il suono è ricercato, l'indole introversa e sognante. È un poeta biondo e ispirato che regala alla platea e ai suoi 33 anni l'aspirazione all'assoluto.
Elsa Airoldi
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