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La Voce di Carpi - Wed, December , 2008
Concert Review: Carpi, 14/12/2008

grande accuratezza stilistica e attenzione alle simmetrie: bello e nitido il suo tocco anche laddove si richiede spessore e fermezza, mobilità di passo, profondità espressiva.Mendelssohn e Chopin: confronto di personalità - Con il pianista Prosseda

Chi domenica 14 dicembre si è recato in Teatro per il secondo dei "Concerti Aperitivo", forse si aspettava un programma nettamente bipartito - Mendelssohn e poi Chopin - ma si è visto proporre un impaginato che per gruppi intrecciava pagine dell'uno e dell'altro musicista, accostate sulla base della tonalità, ma anche di certe affinità formali. A quale fine? Per addivenire a una sorta di confronto tra due personalità costitutivamente dissimili per natura, e non solo: per la loro visione della realtà, quindi dell'arte? Impresa assurda, ancor prima che discutibile. Non era però questa l'intenzione del pianista Roberto Prosseda che, appena trentatreenne, una non trascurabile parte dei suoi anni ha dedicato alla riscoperta dell'opera pianistica di Mendelssohn e alla ricerca, già ad oggi fortunata, di inediti e rarità. Prima di mettersi alla tastiera, egli si è infatti rivolto brevemente al pubblico per invitarlo a non voler stabilire supremazie peraltro ovvie, ma a predisporsi a un ascolto che avrebbe permesso di cogliere nei due musicisti comuni propensioni e una intensa soggettività. Le "Romanze senza parole" (Lieder ohne Worte) - otto quaderni di sei brani ciascuno, 1830-1845 - sono state a lungo neglette e relegate nel dimenticatoio per il loro sentimentalismo borghese di gusto salottiero; così almeno si riteneva, ma a torto. E' indubbio che non possiedono la raffinata brillantezza di altre composizioni di Mendelssohn, come quelle di impronta ancora classica, in particolare le "Variations sérieuses op. 54". Eppure, nella loro aforistica brevità e concisione, le "Romanze" sono un perfetto specchio del mondo intimo del musicista e del suo immaginario, anche se la rapinosa, melanconica ambiguità di quello di Chopin si colloca a infinitezze siderali. Al di là di impossibili paragoni con il polacco suo coetaneo, Mendelssohn è tuttavia il musicista che come nessun altro dei romantici ha saputo condensare, miniaturizzare singoli momenti spirituali intensamente vissuti. A lui spetta indiscutibilmente l'invenzione di una forma che mai eccede la calibratissima durata di alcuni minuti. Misura aurea che il compositore ha scelto per dar corpo a una vocalità strumentale che nulla ha di ripetitivo o banale. Perché nelle "Romanze" circola una vena oscura, mai ostentata ma persistente, che contraddice ogni giudizio di genericità. Esse raccontano o, meglio, sussurrano emozioni attraverso uno studiato cangiare di timbri e una rara sapienza evocativa: slanci, nostalgie, inquietudini, senza che il compositore gonfi mai il petto o alzi la voce. Perché l'indole colloca Mendelssohn ai margini delle più agitate problematiche dell'era romantica, in virtù della pacatezza che guidava la sua vita interiore. Le angosce, le ansie che parvero segnare a fuoco l'avventura dello Sturm und Drang e le vicende umane dei grandi protagonisti di quel movimento, non valicarono mai la frontiera del territorio spianato nel quale nacque e si sviluppò la sua esperienza di uomo e di musicista. E l'orizzonte che così si delinea - non infinito, né conturbato dalla violenza delle passioni, dalla tensione verso mète sempre fuggenti - segna i confini entro i quali l'arte di Mendelssohn, dopo anni di ostracismo anche ideologico, ancor oggi vive e conserva una sua originale grandezza.
Di tale arte Prosseda ha offerto una immagine eloquente attraverso la sua antologia di "Romanze" (non più di un quinto del totale) esemplificandone le varietà ritmiche e melodiche, le ben differenziate tipologie, con grande accuratezza stilistica e attenzione alle simmetrie: bello e nitido il suo tocco anche laddove si richiede spessore e fermezza, mobilità di passo, profondità espressiva. Tutte qualità che il pianista ha prestato anche alle più note pagine di Chopin (cinque "Notturni" e la sublime "Ballata n.4"), restituendone l'eleganza trasognata e febbrile, il vibrante lirismo, l'estatica immaterialità. Il programma, così ingegnosamente predisposto, ha procurato a Prosseda applausi unanimi e assai calorosi, ai quali egli ha risposto concedendo due bis. Ancora Mendelssohn: una Romanza recentemente ritrovata, e il celebre Lied Auf Fluegeln des Gesanges (Sulle ali del canto) che nella versione pianistica mantiene intatta la sua dolcezza schubertiana.


Antonio Martinelli

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