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CD Review: Mendelssohn Complete Piano Works (Decca, 10 CDs)



Avevo avuto l’occasione di recensire alcuni dei dischi che sono ora confluiti nel box della integrale. Quando si ascoltano dischi isolati li si passano al microscopio della critica d’arte. Diverso è il caso della integrale: il microscopio diventa allora quello del collezionista, che ha a cuore la completezza dell’insieme, non la perfezione di ogni scheggia. Roberto Prosseda, fiancheggiato nel quattro mani e nel due pianoforti da Alessandra Ammara, si propone di rendere con buon gusto l’equivalente sonoro della pagina scritta. La sua tecnica e la sua formazione di musicista sono del tutto all’altezza del compito e il suo studio, al contrario di quanto avviene spesso con le integrali, è stato molto accurato: l’impegno su Mendelssohn è durato dal 2008 al 2015 e, molto opportunamente, le ultime pagine affrontate sono state quelle dell’adolescenza, per le quali non esistevano punti di riferimento. Le note di presentazione – anche in italiano! – sono firmate da Prosseda e mirano prima di tutto alla informazione precisa, ma non senza qualche prudente scivolamento verso giudizi di valore. La pubblicazione, nei limiti della cultura di oggi che si mantiene sospettosa di fronte alla creatività sia del critico che dell’interprete, è esemplare. Le cose più... stuzzicanti sono quelle che furono scoperte addirittura negli anni Duemila da un musicologo tedesco, Ralf Wehner, e che risalgono al periodo degli studi di composizione con il classicista Carl Zelter. Zelter, direttore della Singakademie di Berlino, concentrava i suoi interessi di operatore culturale sul periodo barocco (che allora veniva chiamato classico). E nel fanciullo Mendelssohn troviamo l’impronta del barocco, l’impronta di quei caratteri che avrebbero poi portato la storiografia a definire il Nostro come romantico-classico o classicoromantico. Prosseda, come ho detto, non prende posizione sul significato del neobarocco di Mendelssohn. L’ascolto delle prime pagine mendelssohniane fa però sorgere l’idea che i riferimenti sia al barocco che al classico vero e proprio siano da vedere come sostrato dei vari indirizzi poetici che si riscontrano a prima vista nella musica di Mendelssohn. Mendelssohn è a volta a volta umoristico, intimistico, paesistico, serioso, malinconico, ipocondriaco. Non lo è direttamente, e perciò non è romantico senza altri aggettivi. Il passato sul quale si fonda la sua creatività è come l’eco dei tempi delle favole, come il linguaggio della poesia popolare che racconta senza turbarsi le storie più liete e le storie piu` cupe, persino crudeli. A me è venuto da pensare, dopo aver ascoltato nuovamente le pagine che conoscevo e per la prima volta quelle che ignoravo, mi è venuto da pensare al Corno magico del fanciullo che Armin e Brentano pubblicarono a Berlino tra il 1806 e il 1808. A Berlino Mendelssohn visse dal 1811, e a Berlino si formo`. Possiamo assimilarlo a una cultura specificatamente berlinese, non genericamente tedesca? Bisognerebbe lavorarci, naturalmente. Io mi auguro che qualcuno lo faccia. E l’integrale di Prosseda rappresenta senza dubbio uno stimolo per chi e` disposto a rimettere in gioco cio` che sembra definitivamente acquisito e sistemato in una scala di definizioni e di valori.



Piero Rattalino




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